emozioni nella dieta

Quanto le emozioni influenzano la dieta?

“L’uomo è ciò che mangia”, 1862, Feuerbach.
Il filosofo più conosciuto per aver basato una sua teoria filosofica sull’alimentazione, aveva colto già nel segno: siamo ciò che mangiamo, in quanto, è proprio attraverso il cibo che esprimiamo le nostre emozioni: l’ansia, le preoccupazioni, il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Il punto cruciale è riuscire ad affrontare una dieta con l’aiuto delle proprie emozioni, riuscire a coniugare i buoni propositi che ci prefissiamo con la buona volontà e un’ottima relazione con il nostro mondo interiore.

L’evoluzione dei sapori

Sin dalla nostra vita intrauterina siamo incanalati alla scelta dei cibi della ‘nostra vita’. È strano ma è proprio da quell’attimo, da quei pochi istanti di vita, che si inizia ad assaporare i cibi selezionati dalla mamma.

Iniziamo a dare solide basi per quelle che saranno le nostre abitudini, che saranno soggette successivamente a dei cambiamenti, soprattutto nella fase adolescenziale, nella quale saremo spinti ad assaggiare cibi ancora poco conosciuti dal nostro organismo (siamo attratti soprattutto dalle diverse tradizioni).

Ciò che, però, farà mutare evidentemente le nostre abitudini sono le ‘crisi esistenziali’, avvenimenti che stravolgono la nostra vita: il matrimonio è il più comune e classico esempio, legato alle crisi economiche e all’arrivo di nuovi componenti della famiglia, i figli.

Certo, cruciali sono anche le perdite e le malattie: queste ultime soprattutto, se gravi, accompagnate da un brusco cambiamento di alimentazione, ci portano ad un rischio elevato di dieta assolutamente sbagliata.
Si avrà sicuramente un aumento eccessivo di zuccheri e di sale, e un incremento di grassi inadeguati.

Cibo vs. Emozioni

Gli sbalzi d’umore sono all’ordine del giorno e molto spesso sono legati ai nostri bisogni. La sensazione di fame ci spinge ad essere irritabili, mentre la sensazione di sazietà ci rende calmi soddisfatti e delle volte ci induce anche ad uno stato di sonnolenza.

Tutto questo è dovuto grazie alla presenza di sostanze che influiscono sui neurotrasmettitori connessi all’umore, ad esempio pasti non sani o non nelle giuste quantità si ripercuotono in maniera negativa su quest’ultimo, al contrario dell’assunzione di alimenti molto dolci e grassi, che riducono lo stress ed incrementano l’energia.

Il cibo come consolazione
Tutte le volte che abbiamo una giornata negativa e ricca di avversità l’unica ‘arma’ di consolazione che troviamo efficace è il cibo. Sì, proprio così: abbiamo appena litigato con il nostro partner e nella totale delusione, entriamo in cucina, apriamo il frigo e immergiamo un bel cucchiaio nel barattolo di gelato (tenuto lì proprio in caso di ‘emergenza’).

Questa diventa una cattiva abitudine per il nostro corpo che assimila il cibo solo come calorie, un fattore chimico estraneo alla sfera psicologica.

Molti sono gli studi e molte sono le ricerche che affermano che l’alimentazione è strettamente legata alla nostra psiche.

Tuttavia, non prendiamo in considerazione questo fattore e ci lasciamo trasportare da quello che possiamo definire ‘cibo consolatorio’: si raggiunge uno stato di sovrappeso, si perde l’autostima e la dieta, nella quale si ripongono tante speranze, diventa un muro invalicabile.

Non mettendo in relazione lo stato fisico e lo stato emotivo, ci si abbatte perché non si riescono ad ottenere i risultati sperati e l’insuccesso si trasforma in un problema psicologico.

Disagi psicologici nascosti
È chiaro che le persone che conducono una dieta sbagliata e che hanno un brutto ‘rapporto’ con il cibo, in realtà celano un enorme disagio psicologico dietro la grande massa grassa accumulata.

Per sconfiggere quelli che possiamo definire grandi dolori (carenza di autostima, vuoto emotivo, violenze, perdite…), vengono assunte grandi quantità di cibo non sano, che alzano molto il livello di serotonina, ovvero l’ormone del buon umore, ed influiscono sulle endorfine che hanno proprietà analgesiche.

Ed è proprio per questo che trascuriamo l’effetto negativo che il cibo ha sul nostro stato fisico e ci lasciamo trasportare da un‘apparente e fugace stato di felicità interna, dovuta dall’incremento delle precedenti sostanze.

Come far confluire le emozioni nella dieta?

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.” (Ippocrate)
Il medico di 2500 anni or sono aveva trovato il giusto equilibrio tra corpo ed alimentazione: si crea un’alchimia tra ogni singola componente del nostro organismo e le sostanze che ingeriamo.

Una nutrizione funzionale crea un equilibrio perfetto per il nostro essere: aiutiamo a prevenire le patologie e poniamo in uno stato di quiete e tranquillità il nostro animo.

La parola dieta turba il nostro animo sin dal principio: siamo già convinti di non riuscire ad affrontare un cambiamento radicale nella nostra alimentazione, perché convinti di non riuscire a portare avanti gli obiettivi prefissati.

Entrano così in gioco ansia, preoccupazione, insicurezza e sfiducia nelle proprie capacità: questo perché le abitudini alimentari portano ad un senso di appartenenza e garantiscono la tranquillità.

Per affrontare un’ottima dieta, in particolar modo funzionale all’organismo, non è necessario solamente affidarsi ad un nutrizionista o seguire le ‘miracolose’ diete del momento.

Bisogna rispettare poche semplici regole che spesso vengono trascurate per il semplice gusto di ottenere risultati evidenti in pochissimo tempo, torturando di conseguenza quello che è il nostro io interiore.

Essere psicologicamente pronti: una dieta si affronta con tutti i buoni propositi e con tanta forza di volontà, bisogna eliminare parole e frasi negative. ‘Non ce la farò mai’, ‘sarà impossibile rinunciare a quel tipo di cibo’ non devono più appartenere al vostro essere… determinati verso il raggiungimento dei vostri obiettivi.

Adattare la dieta alle proprie necessità: bisogna porsi una domanda fondamentale ‘di cosa ho fame?’ . Molto spesso la risposta giusta non è saziare il languorino duraturo, ma colmare il bisogno che ci tormenta come affetto, gratificazione, divertimento.

Compensare il brontolio : quando si avverte la necessità di mangiare senza avere realmente fame, ma per semplice noia, bisogna dare spazio alle proprie passioni e hobby. Fare ciò che ci fa stare bene è un ottimo rimedio per la fame nervosa: andare al cinema, incontrare gli amici , leggere, fare sport e tanto tanto altro ancora.

Incrementare l’autostima: è d’obbligo imparare a procedere a piccoli passi. Non è possibile avere tutto subito, tuttavia, importantissimo per se stessi è imparare ad accettarsi per quello che si è, amare il proprio stato fisico ed emotivo. Se in primis non proviamo amore per noi stessi non sapremo mai prenderci cura del nostro corpo.

Manifestare le emozioni: tenere dentro la rabbia, il disappunto, la tristezza porta a lungo andare silenzi che diventano ‘rumori’ per lo stomaco. Un circolo vizioso di cui non si riesce a fare a meno: il cibo non deve essere una compensazione! Meglio esternare le proprie emozioni che assumere chili di troppo.

• Imparare a riconoscere le proprie sensazioni ed emozioni: sono queste che danno sapore alla vita. Viviamole consapevolmente!

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